Marlù: 25 anni di storie, persone, sogni.
- 21 Set 2026
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Tre sorelle, un sogno
Vent'anni fa, anzi venticinque anni fa, non avremmo mai immaginato di poter essere qui oggi.
Vent'anni fa avevamo un'idea, qualche sogno, tanta voglia di fare e, forse, anche quella sana incoscienza che qualche volta serve per intraprendere strade che sembrano più grandi di noi.
Oggi possiamo dirlo: venticinque anni sono un traguardo che, allora, sembrava quasi insperabile.
Sono stati venticinque anni di lavoro.
Di sacrifici.
Di intuizioni giuste e di errori.
Di soddisfazioni, ma anche di momenti difficili.
Sono stati venticinque anni nei quali abbiamo imparato che fare impresa significa certamente avere una visione, ma significa soprattutto avere la forza di continuare a crederci quando quella visione deve affrontare la realtà.
E noi, in questo percorso, abbiamo avuto una fortuna straordinaria.
Eravamo e siamo sorelle.
Essere sorelle è una cosa bellissima.
Ma fare impresa insieme, essere socie, prendere decisioni insieme, condividere responsabilità, successi e difficoltà, significa anche scoprire quanto sia complesso quel legame.
Perché tra sorelle non esistono davvero gerarchie.
Non esistono distanze.
Ci si conosce troppo bene.
Ci si capisce con uno sguardo, ma qualche volta basta anche uno sguardo per non capirsi affatto.
Abbiamo discusso, abbiamo avuto opinioni diverse, abbiamo preso strade diverse per arrivare allo stesso obiettivo.
Ma alla fine abbiamo sempre trovato un punto d'incontro.
Perché prima dell'azienda, prima dei ruoli, prima delle responsabilità, siamo sempre state tre sorelle.
E forse proprio questo è stato uno dei segreti della nostra storia.
Ma se penso a questi venticinque anni, mi accorgo che la nostra storia è stata tenuta insieme da tre grandi amori.
I primi due.
Il primo è L'amore per i nostri genitori: Giuseppe e Agata.
Sono loro che ci hanno insegnato il valore del lavoro, della responsabilità, della semplicità.
Sono loro che ci hanno trasmesso l'idea che nulla arriva per caso e che dietro ogni risultato ci devono essere impegno, sacrificio e rispetto.
Il secondo grande amore è quello per le nostre famiglie.
Perché dietro ogni imprenditore ci sono persone che spesso non compaiono nelle fotografie, non salgono sui palchi, non ricevono riconoscimenti.
Persone che però condividono le assenze, le preoccupazioni, le telefonate a qualsiasi ora, le giornate che non finiscono mai.








Le radici e le persone
Anche per questo, questo traguardo non appartiene soltanto a noi.
Appartiene alle nostre famiglie.
E poi c'è il terzo amore.
Quello per il luogo da cui tutto è partito.
Montegiardino.
Il nostro Castello.
La nostra casa.
Il luogo nel quale siamo nate, cresciute e nel quale abbiamo scelto di far nascere la nostra impresa.
Forse è proprio questo il motivo per cui, nonostante Marlù sia cresciuta e abbia attraversato i confini della Repubblica, abbiamo sempre sentito che la sua radice dovesse rimanere qui.
Perché partire da un piccolo Paese non deve significare pensare in piccolo.
Anzi. Per noi San Marino è stata una radice, non un limite. E oggi crediamo che questa sia una delle cose di cui siamo più orgogliose.
Aver dimostrato che anche da San Marino si può guardare lontano.
Si può costruire un'impresa.
Si può creare un marchio.
Si può competere oltre i confini.
Si può diventare grandi senza smettere di sapere da dove si viene.
Oggi Marlù è una realtà fatta di numeri importanti. Più di 300 persone lavorano intorno a questo progetto.
Il marchio è conosciuto oltre i confini della Repubblica e la sua rete commerciale si è sviluppata in maniera significativa.
Ma permetteteci di dire che, per noi, il numero più importante non è il fatturato.
Non è il numero dei negozi.
Non è il numero dei gioielli venduti.
Il numero più importante sono le persone.
Perché Marlù non è soltanto un'azienda.
È una rete di negozi.
È un brand.
È una realtà imprenditoriale.
Ma, soprattutto, è una comunità di persone fatta di persone.
E questa parola – persone – è fondamentale anche per capire cosa significa per noi un gioiello.
Perché noi abbiamo sempre pensato che un gioiello non dovesse essere soltanto qualcosa di bello da indossare.
Dietro un gioiello può esserci un ricordo.
UN sentimento.
Una promessa.
Un grazie.
Un ti voglio bene.
Qualcosa che magari non siamo riusciti a dire a parole.
Ed è proprio da questa idea che è nata la filosofia di Marlù: fare del gioiello un piccolo portatore di significati, di emozioni e di valori.
Per questo, nel corso degli anni, abbiamo cercato di far sì che quei valori non rimanessero soltanto nelle nostre campagne o nei nostri prodotti.
Abbiamo cercato di trasformarli in azioni concrete.
Abbiamo scelto di investire sui giovani.
Abbiamo costruito collaborazioni con il mondo dello sport.
Abbiamo sostenuto iniziative sociali.
Abbiamo cercato di essere vicini alle realtà della nostra Repubblica.
Abbiamo trasformato la visibilità del nostro marchio in opportunità per raccontare temi importanti.
Il progetto MarlùRicaricAmore, per esempio che negli anni ha sostenuto diverse realtà del territorio, compresi progetti legati alla salute e all'infanzia.
E anche il rapporto con i giovani, con il mondo di Amici e con tante iniziative legate alla musica, allo spettacolo e allo sport, nasce da questa stessa volontà: essere vicini alle nuove generazioni.














Il gioiello più prezioso
Crediamo che un'azienda non debba soltanto vendere qualcosa alle nuove generazioni, ma debba anche parlare con loro, ascoltarle e accompagnarle.
Perché crediamo che la responsabilità sociale non sia qualcosa da aggiungere all'impresa quando l'impresa è diventata grande.
Crediamo che debba essere parte del modo stesso di fare impresa.
E oggi, dopo venticinque anni, possiamo forse dire che il gioiello più prezioso che Marlù ha costruito non è custodito in una vetrina.
È fatto di relazioni.
È fatto delle persone che hanno lavorato con noi.
Di quelle che ci hanno dato fiducia.
Di quelle che hanno acquistato il primo gioiello e di quelle che continuano a sceglierci.
Dei collaboratori che sono cresciuti insieme all'azienda.
Dei nostri partner.
Delle comunità che ci hanno accolto.
E, naturalmente, della nostra Repubblica.
Per questo essere ricevute oggi dalla Reggenza assume per noi un significato particolare.
Perché questa udienza non la sentiamo come un riconoscimento soltanto a Marlù.
La sentiamo come un riconoscimento a una certa idea di San Marino.
A una San Marino che sa essere piccola nelle dimensioni, ma grande nelle ambizioni.
A una San Marino nella quale una famiglia può ancora avere il coraggio di scommettere sul futuro.
A una #SanMarino nella quale tre sorelle possono partire da un piccolo Castello e costruire, passo dopo passo, una realtà capace di farsi conoscere fuori dai confini.
E allora, oggi, più che dire grazie per questi venticinque anni, vorremmo dire grazie per ciò che questi venticinque anni ci hanno insegnato.
Ci hanno insegnato che i sogni hanno bisogno di coraggio.
Che il coraggio ha bisogno di lavoro.
Che il lavoro ha bisogno di persone.
E che le persone, prima ancora dei risultati, hanno bisogno di valori.
Vent'anni fa, quando abbiamo iniziato, non sapevamo dove ci avrebbe portato questa strada.
Oggi sappiamo almeno una cosa: che valeva la pena percorrerla.
E se guardiamo avanti, non vogliamo farlo con la presunzione di chi pensa di aver già fatto tutto.
Vogliamo farlo con la stessa curiosità, la stessa passione e, se possibile, la stessa incoscienza di venticinque anni fa.
Con una differenza.
Allora avevamo soltanto un sogno.
Oggi abbiamo alle spalle una comunità di persone che quel sogno lo ha fatto diventare realtà.
E abbiamo ancora davanti tanta strada da percorrere.
Con le nostre famiglie.
Con le nostre persone.
Con il nostro Montegiardino.
E con la nostra Repubblica.













