Make Your Rules - MATERNITA'

TUTTI I MODI DI ESSERE MAMMA E NON MAMMA

Maggio è il mese in cui si celebra la festa della mamma. Marlù si chiede come sia cambiata l’idea e la pratica della maternità oggi. Per questo Marlù racconta due nuove storie Scatenate, due storie di donne che si sono liberate dal concetto di una maternità doverosa e stereotipata, patinata, infallibile, sacrificale ed epica per calarsi nel reale e diventare mamme nuove. Mamme capaci di sbagliare e mettersi in discussione, capaci di lottare ma anche farsi aiutare, mamme guerriere e mamme acrobate. Mamme in tutti i modi possibili.

Le regole d'Oro di Chiara:

Ricavare del tempo per il proprio figlio, dialogare e cercare di non giudicarlo. Noi mamme siamo qui per ascoltare e aiutare i nostri figli a risolvere le situazioni!

Le regole d'Oro di Giovanna:

Rispetto che si combina con l'idea di diversità, tentare di cercare la diversità anche quando chi hai di fronte ti somiglia tantissimo; l'ascolto, tutti ne parlano ma ascoltare davvero è molto difficile; la cura, nelle piccole cose, ogni giorno, minuto per minuto, è quel pensiero che può far piacere.

Due donne capaci e risolte grazie ad un lungo percorso di crescita personale. Due donne che sanno che il potenziale biologico, non è un destino biologico, è solo uno degli aspetti della maternità ed è solo uno degli aspetti dell’identità femminile.

Chiara è la mamma di Fabio e si è trovata, all’improvviso a scoprire qualcosa di suo figlio che non aveva visto, non aveva messo in conto, qualcosa che l’ha portata ad una revisione, prima dolorosa e poi vincente, della sua relazione con Fabio.

Giovanna è un docente universitario la sua storia professionale è vincente, ma l’ha portata a procrastinare nel tempo la decisione di avere un bambino finché è stato troppo tardi. Giovanna, è stata ed è mamma in mille altri modi.

CHIARA

Giovanna è un docente universitario la sua storia professionale è vincente, ma l’ha portata a procrastinare nel tempo la decisione di avere un bambino finché è stato troppo tardi. Giovanna, è stata ed è mamma in mille altri modi.

Chiara si è trovata all’improvviso faccia a faccia con un muro. Un muro che, viaggiando a mille all’ora, non aveva visto.

I ragazzi vittime di bullismo non parlano, subiscono, soffrono e fanno finta che vada tutto bene. E' importante cogliere i segnali, notare i cambiamenti, entrare nell’idea che possa accadere a tutti, sì anche a nostro figlio. Ed è importante dedicare tempo e attenzione a ciò che accade ai ragazzi quando sono nel loro mondo, nel mondo interiore, quello delle emozioni, delle relazioni, dei sentimenti e nel mondo esterno quello della scuola e dello sport.

I ragazzi non parlano per vergogna, per non deluderci, perché vogliono mostrarsi forti, come se la forza fosse un dovere, qualcosa che ci rende degni d’amore. Dobbiamo essere noi ad aiutarli a far capire loro che li amiamo anche se sono imperfetti, come tutti, a volte fragili, come tutti, eppure speciali e bellissimi, insostituibili per noi che non li vorremmo migliori, li vogliamo come sono, esattamente per ciò che sono.

Dobbiamo essere noi per primi a raccontarci ai ragazzi anche attraverso le nostre debolezze, i nostri errori, le nostre cadute e poi le nostre rinascite. Perché capiscano che ciò che sta accadendo a loro non è una colpa, è la vita. Ciò che sta accadendo a loro va elaborato e superato e li rederà persone migliori. Bisogna aiutare i ragazzi a scoprire quanti talenti ci siano anche in chi è meno estroverso, meno leader, meno trascinatore. Ci sono i talenti dell’introspezione, della sensibilità, dell’empatia che spesso la società non premia e che invece sono le uniche radici che permettono alla società di crescere.

Quando ai nostri figli chiediamo di essere sempre e solo vincenti, stiamo usando il linguaggio della competizione non quello dell’evoluzione, il linguaggio della guerra, non quello del bene, dei valori.

GIOVANNA

Oggi la maternità non dovrebbe assolutamente più essere sentita come qualcosa che ti permette di definirti pienamente donna.

Una volta i figli si facevano e si facevano in giovane età perché era nell’ordine delle cose, forse era anche un dovere, un compito da svolgere. Il sostegno sociale è fragilissimo e una donna che non voglia rinunciare ad un sogno professionale si trova in grande difficoltà, deve pagare un prezzo altissimo per far convivere carriera e famiglia, talento personale e maternità.

Oggi il fatto di non essere mamma è come se ti rendesse imperfetta o mancante. Piuttosto invece, dovrebbe essere vista come una scelta profonda e consapevole. Siccome il sostegno è sociale è sempre più fragile, nascono sempre meno bambini e per questo motivo Giovanna non è mai diventata mamma. O meglio non è mai diventata una mamma biologica. La maternità biologica non è un requisito che determina un destino. Per essere madri ci sono mille strade.

Esiste la strada complicatissima dell’adozione, una strada in salita e sbarrata ai single, c’è quella dell’affido, ma c’è anche quella dell’insegnamento, si può essere sorelle-madri, zie-madri, figlie-madri. C’è la strada del volontariato, della cura in generale. Si è mamme ogni volta che ti prendi cura di qualcuno e ti confronti con la sua alterità.

Ti dedichi al bene di questa persona, spendi energia, pensieri, tempo, dolore e felicità, amore e accetti l’idea che non sai che cosa riceverai in cambio, non sai come andranno le cose e non sai chi tuo figlio biologico o non biologico diventerà. Diventerà ciò che lui sceglierà di diventare che non sempre coinciderà con che avevi sognato, sperato desiderato. Ed è gusto così.

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